YAC-OH

YAC Observatory Houses, Roccascalegna (CH)

concorso di idee per la realizzazione di un osservatorio astronomico e di dimore osservatorio presso la fortezza di Roccascalegna, 2017

 

YAC-OH roccascalegna concept
 

YAC-OH roccascalegna functional plan

 

YAC-OH roccascalegna general plan

 

[…] Sono delle mura semplici, dei bastioni, dal colore così, grigio, che in realtà nessuno si batterebbe con rigore, con rabbia per difendere questa cosa. E io ho scelto invece proprio di difendere questo.

“Pasolini e… la forma della città”, 1973

 
 

YAC-OH roccascalegna render
 

Intervenire sull’esistente. Quando non si interviene sull’esistente? Di fatto mai. Discutere del valore del contesto in cui si intervenga, per legittimare maggiore o minore libertà, poco conta, se si attribuisce tale valore all’oggettività del dato naturale e storico-artistico ed egualmente alla soggettività del sentire e della memoria di chi vive quel luogo.
Il pregio di Roccascalegna è già evidenza oggettiva. Una lunga sedimentazione in cui paesaggio naturale e antropizzato si inseguono ed in cui i segni dell’uno sfumano nell’altro dando vita ad un potente palinsesto che narra la storia del luogo.
La trasformazione che si produce intervenendo su un luogo come questo è una ferita che si può rimarginare senza tracce solo se il progetto non introduce elementi estranei al contesto, se si rispettano il profilo e la massa definiti dagli elementi architettonici esistenti, se il “nuovo” non ingenera fastidioso rumore di fondo che incrina l’armonia tra natura e costruito, frutto del reciproco adattarsi, nel tempo, dell’una all’altro.
Gli elementi che l’idea di progetto propone, dunque, appartengono al luogo: la curvatura del rilievo roccioso su cui sorge la Rocca, disegnata dal vento nella pietra friabile; la frammentarietà e le strette fughe prospettiche delle mura in rovina, gli allineamenti definiti dalle torri emergenti sulla linea dell’orizzonte; la trama regolare della stratificazione delle rocce scabre che caratterizzano il territorio.
Ma la proposta di concorso non percorre la strada del linguaggio mimetico. Alla richiesta di realizzare un osservatorio, occupato da spazi per la didattica e la contemplazione collettiva degli astri, il progetto risponde suggerendo la ricostruzione del volume della antica “Torre del Cuore”, fondata tra il XII ed il XIV secolo nel periodo svevo-angioino di occupazione del castello e crollata agli inizi del 1940.
Unico intervento che interessa le strutture che costituiscono la Rocca, la Nuova Torre non sovrasta le antiche pietre o si giustappone ad esse, aspira a completarne il disegno, cercando con esse un dialogo. La superficie esterna della torre cilindrica è definita da lame in acciaio cor-ten il cui andamento è ispirato dalla tessitura del fitto susseguirsi di piani paralleli delle rocce del rilievo. Concepire in questo modo l’osservatorio ha permesso di nascondere la cupola del telescopio, evitando di alterare il netto profilo delle costruzioni medievali.
L’architettura scarna dei bassi edifici dedicati all’ospitalità, previsti invece nella piana ai piedi del castello e della chiesa di San Pietro, nella parte meno impervia del dirupo, confonde il costruito con il segno spezzato ed interrotto delle mura crollate. Gli spazi dell’abitare sono definiti da lunghi setti arcuati e coperture vetrate che permettono la continua vista del cielo. Su queste, la regolazione di luce e ombra è ottenuta grazie a frangisole progettati in analogia al rivestimento della nuova torre. Gli edifici, parzialmente interrati per non emergere mai eccessivamente, si perdono nel verde degli ulivi e degli arbusti che popolano fittamente la collina, senza alterare la percezione del pendio. Come mura ormai dirute di un borgo che non esiste più.

 

Progetto: ing. Dejvid Kovachki, ing. Bianca Irene Vicini, ing. Federico Zamboni

Ubicazione: Roccascalegna (CH)

Anno: 2017

 
 

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